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Le maioliche di Santa Maria delle Grazie
Teasti a cura dell'Arch. Clara Cipriani  maggiori info autore
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La chiesa di Santa Maria delle Grazie è situata fuori del centro abitato di Collarmele, l'antica Cerfennia, sulla via Valeria nei pressi del Regio Tratturo. L'edificio non presenta caratteristiche architettoniche notevoli, tuttavia è interessante perché rappresenta una delle ultime espressioni artistiche del '500 abruzzese giunta fino ai giorni nostri senza alcuna manomissione barocca, tanto comune nel le chiese abruzzesi. Inoltre il suo carattere di antica chiesetta di campagna con opere d'arte di buona fattura, ne accresce il pregio. Lo storico A. Di Pietro riferisce la costruzione ad una principessa Piccolomini, come testimonia lo stemma scolpito sul ricco dossale di pietra all'interno datato 1561; all'opera contribuì anche la comunità di Collarmele in quanto troviamo le sue arme con l'iscrizione COLLIS ARMELIS con quello dei feudatari. 
 
La principessa cui si riferisce il Di Pietro è donna Silvia Piccolimini, fïglia di Pier Francesco signore di Castiglione e di Francesca Savelli, moglie di Innigo Piccolomini d'Aragona, duca di Amalfï, conte di Celano e padrone della baronia di Pescina, e nel cui territorio era compresa Collarmele. L'edificio mostra chiaro questo carattere votivo sia per la semplicità dell'impianto, sia per la scelta dei ricchi materiali di rivestimento che per le opere d'arte ivi conservate. La pianta è costituita da un'unica aula rettangolare che precede un presbiterio quadrato il quale pur conservando l'ampiezza dell'aula è arco impostato su robuste e oggettanti lesene rivestite in pietra da taglio ben lavorata. La zona presbiteriale presenta una maggiore sezione dei muri perimetrali, in quanto la copertura di detta zona è stata realizzata con una grande volta a crociera poggiante con le sue nervature su colonnine semiottagone; il resto dell'aula è coperto a tetto visibile: otto capriate lignee sulle quali sono disposte mattonelle con disegno geometrico che sorreggono le tegole. 
 
Le colonnine semiottagone che si trovano ripetute a fianco delle lesene verso l'aula, lasciando supporre che un tempo la chiesa fosse coperta tutta a crociera o alme no ci fosse l'intenzione di coprirla in tal modo. Anche il pavimento in terracotta scompartito a disegno geometrico, longitudinalmente nella parte centrale e trasversalmente nella rimanente, evidenzia un'accuratezza delle rifiniture. L'altare maggiore è in pietra lavorata e raccordato ai muri perimetrali con muretti, sui quali si aprono due porte sormontate, al centro dell'architrave, dagli stemmi dei Piccolomini e quello della comunità di Collis Armelis. Pregevoli pitture del cinquecento sono ancora visibili sui muri laterali del presbiterio e sulle aperture a fianco dell'altare; il dipinto dell'altare principale, la Madonna delle Grazie, è del 1570 commissionato presumibilmente dalla stessa principessa Piccolomini in occasione della erezione della chiesa. Il pregio maggiore, e la particolarità di questa costruzione, sono rappresentati dal la facciata, non per la sua configurazione architettonica, bensi per il suo rivestimento eseguito con mattonelle invetriate di notevole pregio artigianale ed artistico. 
   
Il rivestimento, che interessa la fascia centrale ed il timpano, è costituito da circa quattromila pezzi a rilievo, più una ghirlanda di fiori e frutta nel centro della fa scia. Le mattonelle sono classificabili in quattro tipi: quadrate (cm 12 x 12) impiegate nella fascia e raffiguranti la rosa, il giglio, l'aquila, la sirena, la luna, il sole, la colonna, l'orso; sempre quadrate (cm 6 x 6) raffiguranti una rosa gialla a cinque petali su fondo verde; rettangolari (cm 12 x 6): due rami fruttiferi che s'intrecciano; triangolari (cm 16 x 12 x 12): un ramoscello fruttifero con foglie. Le mattonelle sono disposte in tre diverse redazioni: una è quella originaria, le altre due frutto di due restauri. Si deve al lo studio del prof. Vittorio Casale l'approfondimento conoscitivo di questo singola re rivestimento e l'ipotesi rocostruttiva.
 
Secondo il prof. Casale dall'analisi del la forma geometrica e del la decorazione del le mattonelle, si deduce che la disposizione in diagonale, oggi sulla fascia centrale, è quella originaria. Mentre del tutto contrastante a questa è la trama ortogonale del rivestimento del timpano ottenuta con una sistemazione banale e in alcune parti incongrua con la forma architettonica. E' più verosimile che l'unica direzione delle maioliche fosse quella diagonale, in tal modo si spiega perché quelle più grandi presentano la figura con la base sull'angolo; e quelle triangolari che chiudono gli spazi triangolari ed i margini. Mentre la zona centrale è più consona al formato rettangolare che non a quella del timpano. Alla luce di queste considerazioni l'ipotesi più plausibile è quella che il timpano fosse semplicemente intonacato con al centro la ghirlanda ed il resto della facciata tutto rivestita (fino a terra) dalle maioliche secondo la disposizione diagonale attualmente presente nella fascia dove era aperto l'oculo. 
    
L'aspetto più interessante dello studio del prof. Casale non è tanto nell'aver individuato l'esatta collocazione delle matto nelle, ma il loro significato iconografico. Ogni figura racchiude un signifïcato e l'araldica è lo strumento idoneo per decifrarlo. L'aquila ed il giglio sono i simboli Aragonesi; la colonna è lo stemma della fa miglia Colonna cosi come la sirena ed il sole radiante: quest'ultimo simbolo compare su due medaglie dei cardinali Colonna. 
L'orso che reca la rosa è simbolo della famiglia Orsini, cosi come la rosa. Questi simboli denunciano la committenza, infatti ai Piccolomini sono riferiti quelli della famiglia reale d'Aragogna. 
 
I Colonna, signori del feudo di Avezzano contiguo a quello di Celano parteciparono alla spesa per la realizzazione dell'opera spinti soprattutto da un interesse trionfalistico e celebrativo per Ia loro casata e considerando che le iniziali M.C. di detto committente sono sulla facciata, questi doveva essere un importante personaggio meritevole di tanto. Sicuramente di parla di Marcantonio Colonna, generale e vice-comandante della flotta pontificia che sconfisse a Lepanto i Turchi nel 1S71. Considerato il liberatore della cristianità Marcantonio Colonna celebrò la gloria di detta impresa anche nel suo feudo di Avezzano con una serie di iniziative urbanistiche e archittettoniche, per cui si comprende facilmente che quest'opera poteva rappresentare per il Colonna un episodio in più per celebrare la sua fama. Anche i simboli degli Orsini sono da attribuire a Marcantonio Colonna che ave va sposato Maria Felice Orsini. Il motivo delle altre mattonelle hanno ancora un valore decorativo. Lo studio di questo rivestimento lascia degli interessanti quesiti per quanto riguarda l'autore, considerando anche la rarità di questo tipo di rivestimento, cioè a rilievo, nel campo della maiolica, non soltanto italiano, del '500. 
  
Un analogo rivestimento si trova nella villa d'Este a Tivoli: i tredici pannelli che rivestono esternamente il bacino della fon tana dell'Oveto eseguiti da Bernardino dé Gentili di Anversa nel 1572. Intorno a que sta data la villa d'Este è un ritrovo per i più illustri nobili dell'epoca che frequenta no la corte pontificia, come Silvia Piccolo mini e Marcantonio Colonna. Non si esclude quindi che la fontana dell'Oveto suggeri a quest'ultimo una soluzione per un rivestimento elegante ed originale della chiesa di Santa Maria a Collarmele.  La chiesa di Collarmele, per questa sua particolarità, rimane un caposaldo per la storia dell'architettura abruzzese, ma anche perché rappresenta una delle ultime espressioni dell'architettura del '500 che dimostra come l'impianto della volta a crociera su costoloni, fosse ancora radicato in Abruzzo, quando il carattere decorativo del Rinascimento era ancora largamente diffuso. 
 
Testi tratti dal periodico "Radar Abruzzo"
 

 
 
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