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Il patrimonio artistico racchiuso nel santuario della M. delle Grazie
Testi a cura di Don Francesco Prosia  maggiori info autore

La chiesa, datata da alcuni al 1461, sorge in un'area decentrata rispetto all'attuale abitato, in direzione al vicino sito, dove fino al XII secolo si trovavano le popolazioni di Cerfennia, diventata poi Colle Armeno e infine Collarmele. Mutazioni geopolitiche hanno avvicinato alternativamente la cultura locale a quella dello Stato Pontificio e a quella del Regno di Napoli. Dal Napoletano, in particolare, giunsero nella Marsica decoratori e pittori, che lasciarono numerose testimonianze nel territorio, ma insieme a tali cambiamenti politici vanno anche considerate le mutazioni urbanistiche e architettoniche, dovute a sconvolgimenti tellurici, verificatisi nella zona negli anni 1348, 1450, 1456, 1706, 1915.
   
Ai terremoti è sopravvissuta S. Maria delle Grazie, che oggi si presenta, dopo gli ultimi due restauri, con una ricca facciata, sulla quale spiccano dai rilievi della decorazione le mezzelune tipiche della Famiglia dei Piccolomini, senese di origine, ma con i titoli di duchi di Amalfi, di Aragona e di Napoli. Tale famiglia che resse il contado di Celano e la baronia di Pescina fino al 1591, quando i feudi furono venduti a Camilla Peretti, nipote di Sisto V, fu quindi artefice della ricostruzione o meglio, secondo noi, dell'ampliamento e dell'arricchimento decorativo di una più piccola e più modesta costruzione, preesistente a base quadrata e destinata ad essere forse luogo di culto per i viandanti che lungo la Via consolare Valeria percorrevano le rive del lago di Fucino e che lambivano i terreni presso la costruzione. Successivamente si puà pensare ad un prolungamento verso Sud-Est della semplice cappella votiva con un'aula rettangolare adornata all'interno, con numerosi affreschi ed all'esterno, con l'attuale facciata con gli emblemi dei Piccolomini, che vollero cosi firmare la nuova costruzione. 
 
La facciata.
La facciata della chiesa é apparentemente lineare, con la distribuzione rigorosamente geometrica degli elementi ornamentali e funzionali. Un timpano con cornici modanate sporge superiormente dalla retrostante copertura ed è ornata nei suoi tre spigoli esterni da due pinnacoli laterali, in pietra calcare locale, ormai mozzi, foggiati a piramide con piede d'appoggio più grande della loro base. Un terzo elemento anch'esso mozzo, ma a sezione cilindrica, è sovrapposto al vertice superiore con una base squadrata e non decorata. Il rosone, ornato solamente con una cornice modanata, è ampliamente dimensionato, per cui occupa l'intera altezza del timpano. 
È interessante notare che all'apertura esterna circolare ne corrisponde, internamente, un'altra anch'essa circolare, ma con un diametro visibilmente ridotto. 
 
Ciò si può spiegare per la copertura a capriata retrostante, che risulta essere poco più bassa dell'altezza massima del timpano e quindi la testa del "columen" della capriata si sarebbe trovata in vista, senza ammorsatura con la facciata, se non si fosse ridotta l'apertura interna. Per il rivestimento dell'area del timpano sono state impiegate mattonelle di terracotta invetriata, policrome, di forma e di grandezza differente ed applicate in maniera diversa. Nell'angolo superiore una prima fascia, poco estesa e difficile da decorare con grosse piastrelle a causa della convergenza delle linee rette e curve del rosone e del timpano, è coperta con mattonelle quadrate di ridotte dimensioni, di colore indaco e giallo, che formano un reticolo molto fitto. Tale reticolo continua inferiormente con le stesse mattonelle che formano un motivo cruciforme, inquadrate da rettangoli più grandi ad ingrandire ed arricchire la decorazione (tali righe si trovano già espresse nella pag. precedente). 
  
La zona sottostante, inquadrata lateralmente da semipilastri, presenta un raffinato elemento decorativo con rilievi di terracotta smaltata a motivi vegetali, che circoscrivono un ornamento centrale aggettante, che ci ricorda, insieme alle piastrelle, i maestri campani, abili modellatori di maioliche, la cui presenza nella zona sarebbe stata possibile, considerando i rapporti dei Piccolomini con il Napoletano. Inferiormente e spostate verso i due pilastri sono ricavate due nicchie con altrettante statue raffiguranti i santi avvolti in pesanti saii dai grevi panneggi, che sottolineano la rigidità e la durezza dell'espressione e del portamento. Questa porzione di facciata é ricoperta da mattonelle romboidali e rettangolari dal colore falsato dal tempo e dalla esposizione ai fenomeni naturali. 
 
La loro decorazione é essenzialmente composta dalle mezzelune dello stemma Piccolomini, da soli raggianti, gigli, sirene ed aquile araldiche. L'allineamento orizzontatale delle fila di piastrelle non risulta regolare, forse a causa di cedimenti o deformazioni murarie non perfettamente restaurate, oppure per una scarsa perizia delle maestranze edite alla loro messa in opera. La parte inferiore della facciata della chiesa é poggiata su un basamento di pietre squadrate ed è anch'essa delimitata da due semipilastri, più grandi di quelli dell'ordine superiore. Ai lati del portale, ornato con colonne di pietra di tipo ionico, sulle quali poggia un timpano con mondature e dentelli, si aprono due finestrelle con cornici ben elaborate. Questa porzione di facciata, come le altre murature, ci appare intonacata di recente da un'opera di restauro, che ha coperto anche probabili elementi dei muri, come giunzioni e addossamenti, utili per una più precisa interpretazione della costruzione. 
 
È possibile, comunque, individuare almeno due fasi costruttive. La prima interessa la zona dell'altare maggiore e la stesura degli affreschi della Crocifissione, di San Sebastiano, della Madonna della Misericordia, e può risalire alla datazione comunemente fornita, cioè alla seconda metà del '400. La seconda fase ritarda il prolungamento dèll'edificio, la facciata ed il resto delle decorazioni pittoriche, architettoniche ed ornamentali, eseguite in tempi diversi, ma tutto dopo la prima metà del secolo XVI. 
 
L'Interno. 

L'edificio é a navata unica con pianta longitudinale. È coperto a capriate sino alla zona dell'altare maggior, dove invece c'è una volta con nervature che scaricano il peso su pilastri modellati a colonnine. Fanno pensare alle due fasi differenti e distinte proprio le coperture, cosi inspiegabilmente diverse che prevedono spessori delle muratura diversificate. La volta a crociera per la propria pesantezza necessita di murature più robuste e quindi di spessore maggiore, mentre la capriata leggera, perché costituita di travi di legno, tegole e coppi, può avere mura più esili che si possono costruire con minore spesa e maggiore rapidità e che possono essere provviste di finestre. 
Quindi se la chiesa fu costruita nel medesimo tempo, perché non coprirla interamente a capriata? Un altro elemento che induce a riflettere sul supposto adattamento ed ampliamento della chiesa é il muro trasversale, che definisce una piccola porzione dell'edificio alle spalle dell'altare. Questa struttura sarebbe stata innalzata in epoca diversa da quella dei muri perimetrali. Infatti, a sinistra poggia, occludendola in parte, su di una porta chiusa esternamente da una contraffortatura di restauro di probabili cedimenti murali. 
 
È probabile che tale muro sia stato costruito per creare una zona necessaria al culto, mancando la chiesa di sagrestia, nel momento in cui l'edificio fu ampliato. Il muro con gli affreschi potrebbe risalire alla data (anno Domini 1561), incisa sull'architrave di una delle due porte presenti ai lati dell'altare. Su tali architravi si notano lo stemma dei Piccolomini con croce e mezzelune, ed un altro stemma con torre merlata, mezzelune e la scritta Collis Armelis. Il muro quindi non rappresenta una tarda eco della tradizione bizantineggiante della iconostasi protrattasi da noi sino al XIV secolo, della struttura muraria o lignea che nella chiesa di culto bizantino, e spesso anche in Italia, in quelle di culto cattolico, chiudevano l'accesso al coro. 

Affreschi della Passione. Gli affreschi con il ciclo della Passione di Cristo, dipinti sulle due porzioni di differente lunghezza, dovrebbero essere coevi alla costruzione del muro stesso. Tali immagini hanno un carattere narrativo e descrivono anche con insoliti dettagli la Passione di Cristo, dal bacio di Giuda alla Crocifissione. Questi episodi ci vengono spiegati senza definizioni temporali e spaziali, in un unico scenario che sintetizza i luoghi ed i tempi dell'azione con gli elementi più noti: i baci, i soldati, la colonna della flagellazione, gli aguzzini, le donne, che assistono Cristo nell'ascesa del Golgota, la Crocifissione, il compianto. 
 
È questa una raffigurazione a scopo didattico e didascalico, per cui all'osservatore, sono offerte nella rapidità di un solo sguardo, con un'unica immagine, gli aspetti più significativi della Passione, senza che vi siano distacchi temporali e spaziali. Tale impianto iconografico, infatti, serviva di stimolo psicologico alla meditazione dei fedeli, secondo le intenzioni della Controriforma. I personaggi sono ben definiti nei propri ruoli, i volti esprimono i significati e le tensioni delle azioni. I corpi sono muscolosi, con un'anatomia definita vigorosamente, che scandisce il dolore, la forza della violenza, la sofferenza del martirio. Tutta la composizione di abile ed interessante fattura assume cosi un ritmo movimentato che sottolinea e rafforza la dinamica e la drammaticità degli avvenimenti narrati. 
   
Altare maggiore.
 
L'altare maggiore é riccamente decorato nelle strutture architettoniche con motivi floreali, trecce, spirali, volute. Nell'architrave troviamo una fila di Cherubini, modanature, dentelli, ovuli. Al di sopra, sul timpano, sono presenti le mezzelune dello stemma dei Piccolomini, segno evidente che le strutture che incorniciano l'immagine della Madonna risale all'arricchimento voluto dalla Famiglia. I due semipilastri materiali, che racchiudono l'immagine della Madonna di altra epoca, hanno decorazioni diverse, e vicino ai loro capitelli compositi si trovano due medaglioni con rilievi. In uno é raffigurata l'immagine messianica dell'agnello con il vessillo; nell'altro che ripropone il motivo già incontrato sulla decorazione a mattonelle della facciata, é scolpito il sole raggiante, altro simbolo con cui veniva identificato il Cristo nei primi anni del Cristianesimo. 
   
 


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