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La chiesa della Madonna delle Grazie
Testi a cura di Teodosio del Fiacco  maggiori info autore
In mezzo al Regio Tratturo, adiacente la Tiburtina Valeria, a Nord dell'abitato di Collarmele, cioè, quando ci si incomincia ad inerpicare per l'attraversamento del Vado di Forca Ferrata Caruso, c'e' una bella chiesetta di campagna dedicata alla Madonna Delle Grazie, come normalmente la popolazione dice, ma che dalle carte risulta essere denominata Chiesa di Santa Maria delle Grazie. E' una chiesetta votiva realizzata in due tempi successivi. 
La parte più antica é a forma quadrata con volta la quale scarica il peso su piccoli pilastri ottagonali che si trovano ai quattro spigoli. Questa parte e' sollevata rispetto al resto della costruzione da quattro gradini che conducono all' altare maggiore. 
  
In detta parte in alto c'é una piccola finestra a destra ed una a sinistra che risultano murate da vecchia data. La restante parte, più recente, è a forma rettangolare a navata unica con copertura a capriata lignea ed altre due finestre a destra e due a sinistra di grandezza e forma uguale a quelle murate che mandano una luce fioca nella chiesa. Il campanile è incorporato alla chiesa ed è del tipo a vela. Sopra l'altare maggiore è rappresentata la Madonna della Misericordia con le mani congiunte in atto di pregare a protezione del popolo che è visibile in basso, mentre alla parte superiore due angeli sorreggono un fiorito mantello. 
 
La parte anteriore dell'altare (Paliotto) è decorato con rami, foglie ed fiori di vario tipo e vi sono rappresentati anche alcuni uccelli, simboli della natura. Ai lati della Madonna della Misericordia ci sono due affreschi e precisamente quello a sinistra rappresenta la flagellazione di Gesù Cristo e quello a destra la crocifissione. Sugli architravi delle due porte che immettono nella sagrestia in una trovasi lo stemma del comune di Collarmele con scritta Collis Armelis e ne11'altro lo stemma dei Piccolomini con incisa la data 1561. A destra dell'altare maggiore sotto l'affresco della crocifissione c'è un altro affresco che ci presenta due angeli che sorreggono il velo l'immagine del Volto Santo e sotto di esso trovasi la cassetta per le elemosine. Sulla parete di destra del presbiterio c'è un affresco rappresentante la Madonna del Rosario. 
 
La Madonna è seduta sul trono con il braccio destro sostiene il Bambino e sulla mano sinistra mantiene il rosario, mentre tutt' intorno il popolo in atto di invocazione della Madonna. Tra la massa di persone primeggiano due figure e precisamente a destra S. Domenico a sinistra S. Caterina nell'atto di ricevere il Rosario S. Domenico da parte del Bambino e S. Caterina da parte della Madonna. L'affresco è di forma ovale ed intorno ad esso ci sono altri quindici pitture tonde di piccole dimensioni che rappresentano i grani del rosario e sono raffigurati personaggi o fatti della bibbia. 

Altri affreschi riguardano le icone di S. Rocco, S. Nicola di Bari, S. Antonio da Padova, S. Sebastiano, tutti con i loro simboli caratteristici. Su un altro affresco posto a sinistra del paliotto e rappresentato Gesù in Croce e sotto di essa due donne. Esaminando dettagliatamente i vari affreschi si nota in essi dei colori smaglianti; l'artista o gli artisti erano a conoscenza dell'arte della pittura in maniera ottimale ed anche delle loro capacità rappresentative con l'espressione impressa alle varie figure. 
 
Il tempo, l'incuria, l'abbandono hanno danneggiato parte degli affreschi ed hanno offuscato ed attenuato i colori. E' da poco che si è proceduto al restauro di alcuni dipinti e si è potuto notare la bellezza delle opere. 
Inoltre da sondaggi effettuati da personale specializzato, risulta che sulle pareti ci sono molte altre pitture e sono state ricoperte dalla malta da chi, in precedenza, ha effettuato dei restauri o è intervenuto a causa dei disastri tellurici. Sul lato sinistro, al centro della navata della chiesa c'è un altare ligneo di pregevole fattura con la statua rappresentante S. Michele Arcangelo. Il Santo ha nella mano destra la lancia in atto di uccidere il drago che trovasi sotto i piedi e sulla mano sinistra la bilancia in segno della giustizia divina. La parte superiore sporgente dell'altare è retto da due colonne lignee con striature verticali e capitelli di ordine ionico quelle verso l'esterno ed altre due colonne sempre lignee a torciglione con capitelli di ordine corinzio con foglie di acanto, verso l'interno e più sporgenti verso l'esterno. 
  
Queste ultime colonne e la bilancia sono state rubate. La bilancia è stata sostituita con una simile, mentre le colonne sono state sostituite con quelle cilindriche lisce tuttora visibili. Si possono ammirare tuttora le colonne a torciglione su foto bianche e nero effettuate antecedente al furto. 
Tutto l'altare è notevolmente danneggiato a causa della vetustà ed ha bisogno di urgente restauro. L'acquasantiera è posta all'entrata a destra appoggiata al muro. E' formata da un basamento uno stelo ed un catino il tutto in pietra scolpita con iscrizioni in latino. Più complesso è il discorso dell'altare che trovasi appena che si entra a sinistra della chiesa. Si tratta di un altare ligneo finemente lavorato posto sopra un basamento in muratura. Alla parte inferiore di esso esistevano dei pannelli sempre lignei con bassorilievi che riproducevano le varie fasi della Via Crucis, mentre entro le arcate superiori si trovavano delle figure sempre lignee che rappresentavano dei santi. 
 
Anch'esso e stato defraudato della maggior parte dei pannelli rappresentante la passione di Gesù Cristo e delle statue, ma anche la rimanente parte ha bisogno di urgente restauro. Alla parte interna del tabernacolo si notano ancora dei disegni sempre lignei, ma indorati. Si precisa che questo altare non è di pertinenza della chiesa, ma si trovava nella chiesa madre posta a fianco della torre che crollò a seguito del terremoto del 1915. Tale altare ha subito anche un incendio alla parte superiore. Dopo il terremoto fu portato a Roma per restauro e poi fu depositato in Castel S. Angelo. Su forte pressione dei cittadini di questa comunità, l'altare ritorno a Collarmele e sistemato dove ora si trova. Nella parte inferiore della facciata esistono due finestrelle quadrate, mentre sulla parte superiore si trovano delle piastrelle polierome in terracotta. I colori sono bellissimi e primeggia il giallo ed il blu. Le mattonelle sono di diverse forme geometriche, diverse dimensioni e rappresentano gigli mezze lune sirene aquile. Al centro c'è in rilievo una corona di fiori e frutta. 
Il colore la forma e le rappresentazioni delle stesse fa ritenere senza ombra di dubbio che si tratta della famiglia dei Piccolomini. 
  
Gli artisti che hanno costruito dette piastrelle potrebbero essere Senesi ed amalfitani in quanto la famiglia Piccolomini di origine Senese aveva anche rapporti con Napoli. Alla parte centrale della facciata e simmetricamente ad essa tra le mattonelle policrome ci sono due nicchie con le statue di S. Pietro e S. Paolo. In alto al centro c'è un rosone cilindrico. Il Gavini riferisce: - La piccola chiesa che si erge solitaria sulla Via Valeria presso Collarmcle si crede costruita per ordine e devozione della principessa Piccolomini ... Il prospetto doveva essere un gioiello di eleganza per quei tempi... ed ancora: - La chiesa di Collarmele è un caposaldo di qualche importanza per la storia dell'architettura abruzzese. - Io ritengo che in origine nel luogo dove è sita la chiesa doveva esservi un tabernacolo con l'immagine della Madonna ed i viandanti si fermavano qualche attimo in raccoglimento prima di iniziare l'attraversamento del passo di Forca Caruso e si fermavano a pregare anche quelli che discendevano dal valico in segno di ringraziamento. 
  
Dobbiamo ricordare che il passo era tristemente noto per le bufere di neve, per i ladri e briganti per cui ogni viandante aveva un certo timore nell'affrontare il valico. Successivamente in detto sito si è costruito la prima parte della chiesa e precisamente la parte a volta che risulta più antica. Teniamo ancora presente che la Tiburtina Valeria è stata sempre una strada molto trafficata in quando univa i due mari, perciò, anche i viandanti erano molti per cui quando la chiesa oltre luogo di culto divenne anche luogo di rifugio dei pellegrini per trascorrervi la notte o proteggersi dalle intemperie fu necessario ampliare la costruzione. Ritengo quindi che la chiesa, per la posizione in cui è sita, era oltre a luogo di culto, anche luogo di riposo per i viandanti. 
 
Il Corsignani nella "Reggia Marsicana" riferisce, tra le altre chiese esistenti in questo luogo, che appena fuori l'abitato di Collarmele si trova la chiesa dedicata alla Madonna Delle Grazie con l'altare di S. Michele. Detta chiesa è molta frequentata dal popolo ed è stata costruita dalla famiglia Piccolomini nell'anno 1461. Il Di Pietro riferisce che nella parte settentrionale di Colle - Armele a circa mezzo chilometro di distanza al confine con il Tratturo esiste la chiesa della Madonna Delle Grazie che fu edificata per ordine e devozione della principessa Piccolomini nell'anno 1461. Il Gavini fa risalire la costruzione della parte della chiesa al 1561 come anche la stessa data si trova sotto l'architrave che immette nella sacrestia con lo stemma dei Piccolomini. Questa famiglia infatti, era feudataria da1 1463 al 1591 della contea di Celano e la Baronia di Pescina di cui Collarmele era parte integrante. E' da ritenersi che la chiesa è stata ampliata nell'anno 1561 come riferisce il Gavini e l'iscrizione sopra l'architrave e non come riferisce il Corsignani (forse errore di trascrizione) o il Di Pietro che, sicuramente ha attinto dal Corsignani. 
 
La costruzione ha quindi resistito a tutti i disastri tellurici che si sono susseguiti dalla data della costruzione ad oggi compresi i terribili terremoti del 1703 e del 1915. Ricordo che per interessamento del sig. Luigi Marinacci alto funzionario degli uffici delle belle arti nell' anno 1962 furono fatti dei lavori di restauro (in particolare il tetto). Successivamente fu di nuovo abbandonata quindi le intemperie ed i ladri hanno provocato ogni sorta di danni. E' da tenere presente che per un periodo l'interno della chiesa è stata anche ricettacolo dei colombi. In questi ultimi anni però, tramite l'interessamento delle autorità locali e di qualche cittadino, si è riuscito di nuovo a sistemare il tetto e ad effettuare quei lavori di manutenzione straordinaria più urgenti. Per interessamento delle belle arti si sono restaurati alcuni affreschi. 
L' ENEL ha provveduto a sistemare l'impianto elettrico; alcuni cittadini hanno comperato i banchi, il parroco in diverse occasione vi ha officiato la Santa Messa, qualche cittadino benemerito si reca periodicamente ad aprire il portone e fare qualche manutenzione ordinaria ed il popolo con amore incomincia a frequentare quella chiesa. 
 
Ricordo appena che in una delle pareti della chiesa era appeso un quadro che mi viene anche confermato da alcuni anziani. In esso era rappresentato un carretto trainato da un cavallo che appariva imbizzarrito mentre un uomo che era finito sotto una ruota ed il carico di botti rotolava a terra e qualcuna sull'uomo. Le persone locali più vecchie tramandano una storia e dicono che il quadro rappresenta un fatto realmente accaduto ad un carrettiere che frequentemente percorreva la strada di Forca Caruso e nell'evolversi dell'evento dannoso gli apparve la Madonna e lui gli promise se ne usciva indenne gli avrebbe costruito una bella cappella. Dobbiamo ritenere che è solo una storia tramandata oralmente o effettivamente la persona indicata è quella che si è interessata alla prima costruzione cioè quella più vetusta. Nulla pero si è riuscito a trovare tra i documenti vari. Si racconta ancora, ma questa è pura leggenda, che durante la dominazione francese questi mandarono da Sulmona due esattori al comune di Collarmele per riscuotere i tributi imposti, ma il popolo inferocito dai troppi balzelli si ribellò ed uccise i due messi. 
 
A seguito, dell'affronto l'esercito francese si mosse da Sulmona verso Collarmele per punire il popolo e riportare alla sottomissione. Gli abitanti del luogo impauriti e sapendo anche a cosa si andava incontro prese le statue della madonna della Mercede e di S. Michele Arcangelo le posero fuori dalla chiesa all'inizio del paese a protezione dello stesso e fuggirono sulle montagne e colline limitrofe. Invano aspettarono le fiamme, segno della distruzione de paese, e grande fu lo stupore nel vedere il paese come lo avevano lasciato. Qualcuno riferì che l'esercito francese che superato Forca si dirigeva verso l'abitato di Collarmele superata la curva che permetteva la vista del paese notarono un numeroso esercito guidato da una regina e da un cavaliere. 
L'esercito invasore impauritosi preferì ritornare a Sulmona. Il popolo di Collarmele ritenne che la regina era la Madonna ed il cavaliere era S. Michele Arcangelo che vollero apparire agli occhi dei nemici come comandanti di un forte esercito. Anche se ciò è una leggenda ai collarmelesi piace molto. 
 
 
 
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