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I tratturi ed il fenomeno della transumanza
Testi a cura di Don Francesco Prosia  maggiori info autore
L'area dove sorgeva Cerfennia nell'epoca romana e dove rimase ubicata sino a quando non si riunì alle dieci frazioni per formare Collis Armelis, era la stessa area attraversata da Via Valeria e dove in seguito nel secolo XV si formerà il tracciato del tratturo, che iniziava da Celano e arrivava sino a Foggia. 
 
 

l° Il fenomeno della transumanza. 

Il sorgere dei tratturi si riconnette storicamente al fenomeno già esistente della transumanza. Michele Vocino, nel suo libro "La Daunia" (Editori Fratelli Palumbo. Roma 1951), cosi descrive la prassi della transumanza: "Nei tempi antichi attraverso i sentieri erbosi, detti tratturi, greggi e mandrie raggiungevano il Tavoliere delle Puglie. Avveniva la transumanza, cioè il trasferimento per ragione di pascolo di ovini e di bovini dai monti al piano o viceversa, secondo l'avvicendarsi delle diverse stagioni". Movimento di transumanza, in cui erano impliciti quattro elementi, due legati al luogo: quello di andata dai monti e quello di ritorno dal Tavoliere, e due elementi legati al tempo: l'estate che si trascorreva sui monti e l'inverno nella pianura pugliese. 
E a proposito dell'età remota, sin da quando la transumanza entrò in uso, cosi riferisce il citato autore: "L'usanza della transumanza é antichissima. 
  
C'é un cenno nel De re rustica - di Terenzio Varrone Reatino, l'enciclopedico scrittore latino del primo secolo, il quale ricorda l'obbligo da parte del padrone del bestiame di denunziare non solo il numero delle greggi transeunti, ma anche quello di pagare un tributo ai padroni del fondo attraversato. 
La transumanza non fu un fenomeno del solo mezzogiorno italiano. Essa comprendeva l'intera area mediterranea ed aveva il suo centro nella Spagna, dove più accentuati sono i contrasti tra pianura ed altipiani, e l'allevamento transumante, già praticato nel VI e VII secolo d.C. percorreva i tratturi dai Pirenei alle pianure meridionali della Mancia, della Estremadura e del Guadalquivir". 
 
 

2° I tratturi erano vie erbose, ove si verificava un doppio compito. 
Quello del pascolo e quello di transito del bestiame itinerante.
 
Nei molteplici sistemi viari che si sono succeduti con il passare dei secoli, un elemento principale che li ha caratterizzati é stata la sede stradale: i blocchi di pietra nelle vie consolari romane, il semplice terreno polveroso e fangoso su cui transitavano i vari carri e le varie carrozze prima che fosse inventato il motore dei veicoli, la sede asfaltata delle strade e autostrade moderne. 
Per le vie destinate al pascolo e al transito delle greggi e degli armenti, la sede migliore non poteva essere che quella erbosa dei tratturi. A mantenere la sede erbosa in condizioni normali c'era un personale impiegatizio specializzato: erano agrimensori e geometri, i quali curavano che la sede erbosa si mantenesse pianeggiante più che fosse possibile e che nell'area del tratturo non vi crescesse nessun tipo di alberi. 
 
 

3° Una vera rete stradale fu quella dei tratturi, alla cui gestione amministrativa presiedeva un supremo organismo, che metteva capo alla "Regia Dogana di Foggia"
Una vera rete stradale che era formata da tre tipi di percorsi diversi: dai "tratturi" veri e propri, larghi esattamente 111 metri, pari a 60 "passi napoletani"; dai "tratturelli" con il percorso secondario meno esteso, e dai cosiddetti "bracci", che erano percorsi trasversali dei tratturi e dei tratturelli, con una larghezza notevolmente inferiore ai 111 metri del vero tratturo. " 
I principali tratturi erano 15 e prendevano il nome dai paesi e dalle località estreme (esempi: Celano - Foggia, Foggia - Ofanto), oppure dalle Province o zone che attraversavano. Il loro maggiore sviluppo era in pianura, perché vi si prestava la morfologia del terreno e perché qui vi era più bisogno di queste particolari vie, per immettere nei pascoli del vasto tavoliere le innumerevoli greggi provenienti dai monti. Verso i monti quelle vie si riducevano di numero; vi si allungavano solo le principali, i tratturi, formando quattro grandi diramazioni " (da "Lunghe vie erbose", pag. 49). 
 
Queste erano le quattro diramazioni o tratturi più grandi; Il tratturo del re da Foggia all'Aquila. Ed ecco i tratti del suo lungo percorso di Km 240,527: Foggia-San Severo - Costa adriatica sino a Vasto - Lanciano - Forca di Penne Fiume Aterno - l'Aquila. Il tratturo Foggia Celano di Km 207. I tratti: Foggia Lucera - Valle del Biferno e del Trigno - Rivisondoli - Roccaraso - Cinquemiglia - Sulmona - Raiano - Goriano Sicoli - Forca Caruso - Collarmele - Celano. Il tratturo Lucera Castel di Sangro. I tratti: Lucera - Campobasso - Carovilli - Roccasicura - Castel di Sangro. Il tratturo Candela Pescasseroli. I tratti: Candela - Isernia Castel di Sangro - Pescasseroli. 
  
I tratturi erano detti "regi aragonesi", in quanto l'iniziativa da cui trassero origine era quella presa dai re spagnoli aragonesi, che dominarono nel regno di Napoli: Alfonso I d'Aragona (1396 - 1458), il quale dei pascoli nel tavoliere ne fece una vera industria e creà a tal fine la "Dogana della mena delle pecore", ponendo la sede a Lucera; e Ferdinando I (1431 - 1494), che trasferì a Foggia la sede della Dogana, nel grande palazzo, detto appunto palazzo della Regia Dogana. 
 
Il tratturo Foggia l'Aquila era detto il trattur6 regio per eccellenza, in quanto era il più esteso. Le funzioni della Regia Dogana erano sostanzialmente due: quella fiscale - tributaria, che prevedeva l'utilizzo dei pascoli della Regia Corte e di quelli aggiunti di proprietà privata, e la funzione di un vero tribunale per le vertenze attinenti comunque alla transumanza. 
 
 

4° Anche i tratturi, come strade armentizie, avevano lungo l'intero percorso una sorta di parcheggi, detti "Riposi". 
Nella rete stradale dei centri abitati oppure lungo le autostrade lo spazio per il parcheggio degli autoveicoli é indispensabile per consentire una sosta più o meno lunga, dovuta a motivi diversi, quali il disbrigo di impegni vari. Anche durante il trasferimento della transumanza, lungo sia per il tempo da impiegare, sia per la distanza di centinaia di chilometri da superare, la necessità per alcune soste appariva più esigitiva dei parcheggi odierni degli autoveicoli. 
 
Gli spazi riservati lungo i tratturi sia al personale addetto ai vari servizi, sia allo stesso bestiame erano detti con un termine molto appropriato "Riposo". Ed eco come Italo Palasciano nel suo libro "Le lunghe vie erbose", descrive la configurazione strutturale dei "Riposo" ed i benefici che ne ricavavano sia il personale sia il bestiame itinerante: "I Riposi si estendevano adiacenti ai tratturi in località pianeggianti e ricche di erbe, esposti a mezzogiorno e nei pressi di sorgenti o corsi d'acqua, necessaria per gli animali, per gli addetti e all'attività casearia. Erano ampi da tre a 56 ettari ed in tutto i principali erano 8 ed occupavano una superfice di 163 ettari all'incirca. La maggior parte erano localizzati a Sud, ove più si concentrava l'immenso spostamento di animali, che si dovevano distribuire su di un'estensione complessiva di terre vincolate al pascolo della vastità, con la misurazione fatta nel 1549, di 370.000 ettari. 
 
Il riposo del Saccione (1) il più grande ed il migliore per la qualità dei pascoli, era vasto diverse decine di ettari. Successivamente con la diminuzione della entità della transumanza, proprietari o massari dei terreni e masserizie non distanti dai riposi, si adoperarono in tutti i modi che le soste dei greggi avvenissero sulle loro terre in modo da fertilizzarle per le semine, offrendo ai pastori anche vitto e alloggio e qualche volta un compenso in moneta per capi di bestiame ai proprietari di greggi. 
 
I più piccoli massari escogitavano tutti i mezzi, per prolungare sui propri terreni le soste delle greggi.L'arrivo delle pecore, definite mai opportunamente come in questo caso "carri di letame a quattro zampe", era accolto con grandi interessate premure, ed era festa per tutti. per i montoni, che erano in testa alla morra, i becchi con alte corna e al collo grandi campanoni di vario timbro, poi gli arieti con qualche ciuffo di lana sul dorso, cavalli e muli e dietro centinaia e centinaia di pecore che potevano finalmente fare sosta e pascolare, non più a "mazzabattuta". Ed era festa per i massari e sottomassari, pastori e pastoricchi, butteri e buttericchi, casari e loro aiutanti, cani condottieri e cani fiancheggiatori". Un'ipotesi assai attendibile è che lungo il grande tratturo Foggia - Celano i responsabili della Regia Dogana abbiano creato uno dei riposi nel largo Piano di San Nicola e nell'attigua valletta ove era il monastero di San Rufino. e a presumerlo autorizza non solo la posizione ottimale di tale piano e valletta, ma anche la presenza sul posto delle tre istituzioni religiose (i due monasteri di San Nicola e di San Rufino e l'ospizio con l'ospedale in località "Giardini"). Presenza che offriva al personale itinerante un duplice beneficio: quello sanitario da parte dell'ospizio e quello religioso di culto, in quanto il suddetto personale nelle chiese o cappelle delle tre istituzioni avrebbe potuto compiere le loro pratiche devozionali. 
  
  

5° Durante il trasferimento di andata e di ritorno lungo i tratturi il personale itinerante, soprattutto i pastori avevano un calendario da rispettare, con date fisse per le visite che facevano in diversi santuari. Giuseppe Marcello junior, nell'opera sua "La Transumanza" illustra molto bene il detto calendario, precisando gli itinerari con i nomi dei santuari e con le rispettive date delle visite che vi venivano fatte: "La transumanza dall'Abruzzo e dal Molise al Tavoliere durava all'incirca 40 giorni: iniziava il 15 aprile, quando i pastori si concentravano all'Aquila per mettersi quindi in viaggio di li verso la Puglia, dopo aver ottenuto la "Perdonanza" (il perdono dei peccati) nella basilica di Collemaggio. 
 
Procedevano per i tratturi durante tutto il mese di settembre, soffermandosi nei più noti e venerati santuari. Alla "Grotta dell'Arcangelo San Michele" si fermavano il 29 settembre (2)  e di li riprendevano il cammino, dopo avere ottenuto la benedizione di San Michele, che con la sua spada li avrebbe protetti dalle insidie dei lupi e dai morsi dei serpenti. A maggio iniziava il ritorno, dopo visite devozionali al santuario della Incoronata, ripercorrendo l'antico tratturo, ritornando ai monti e soffermandosi presso il santuario di San Leonardo e di Santa Maria a Siponto. Il 29 maggio ancora una volta si fermavano i nostri pastori a Monte Sant'Angelo ed il 24 giugno a San Giovanni Rotondo". 
 
La devozione che i pastori della transumanza avevano per l'arcangelo San Michele era davvero grande e tale da far sentire loro il bisogno di diffonderla altrove con concrete iniziative, tra le quali quella di erigere in onore di San Michele qualche edicola lungo le stesse vie armentizie, o un altare, qualche cappella, nonché alcune grandi chiese. Di tal genere si può benissimo supporre sia stata la origine dell'altare con la relativa statua dell'arcangelo, che si trova nel santuario della Madonna delle Grazie a Collarmele. Che l'abside del santuario, ove sono la maggior parte degli affreschi, l'abbia fatta erigere la principessa Piccolomini, proprietaria della baronia di Pescina, quasi nessuno lo mette in dubbio. 
 
Il dubbio verte su chi fece erigere la grande navata, ove trovasi l'altare di San Michele. Ebbene, tenendo conto che tra i pastori che praticavano la transumanza non pochi saranno stati quelli nativi di Collarmele, é lecito presumere che siano stati essi ad erigere a proprie spese, integrate eventualmente dai contributi dei paesani collarmelesi, oltre l'altare anche la navata del santuario. 
 
 

6° I protagonisti della transumanza ed il loro tenore di vita. 
Protagonisti della vita transumante, non certo piacevole, erano cosi classificati gerarchicamente: massari di pecore (i proprietari del bestiame), i pastori (erano alle dipendenze dei massari), i pastoricchi (erano giovani scapoli con funzione guardiana alle dipendenze dei pastori), i butteri (custodivano le bestie da soma, somari e muli, le reti per i recinti notturni o altro materiale), i buttericchi (giovani scapoli alle dipendenze dei butteri), i casari (gli addetti alla confezione dei formaggi). 
 
Le principali attività giornaliere: la custodia del gregge, la mungitura, la spinta verso i pascoli, l'abbeveramento alle ore prescritte negli speciali abbeveratoi. - Fragile l'alimentazione: pane e "giungata" ossia latticello con ricotta, al primo mattino; pane e formaggio durante il pascolo verso mezzogiorno; minestra di legumi con erbe aromatiche raccolte sul posto, la sera. 
Raramente, qualche domenica, la pasta e più raramente la carne. Il bagaglio che si portava appresso.
 
Era molto leggero: un grande ombrello, una coperta di lana, un corno ove si conservava un po' di olio d'oliva, un sacchetto di sale grosso, qualche sgabello a tre gambe per sedervi, mentre le pecore pascolavano. Suggestiva ed emozionante la testimonianza sulla vita della transumanza, resa da uno che ne ha fatto diretta esperienza (3).  Eccone la descrizione minuta: "I tratturi erano le uniche vie possibili per la transumanza: centinaia di migliaia di capi di ovini, migliaia di equini (muli soprattutto) con migliaia di uomini percorrevano i tratturi nel mese di maggio, trasferendosi dalle Puglie negli Abruzzi e nel mese di ottobre intraprendevano la via del ritorno.
 
Era come se si mettesse in moto un esercito. Per i pastori che seguivano il gregge, la via di andata era più festosa per l'ansia di rivedere le proprie famiglie dopo 6 mesi di forzata assenza. C'era il verde dei campi in pieno rigoglio, il profumo dell'erba, delle margherite, i cardi con steli alti e spinosi, che pungevano il muso delle pecore che brucavano sotto per cogliere il sapore dell'erba fresca ed una inoltrata primavera. Ma era tutto faticoso! Si metteva cosi in movimento la batteria. Era come un battaglione di soldati dell'artiglieria: in testa quaranta, cinquanta muli ed asini stracarichi. 
Il massaro, il casaro, il capo - buttero montavano normalmente le cavalle sellate e ben pasciute e si distinguevano da tutto il resto della carovana, perché la precedevano come dei comandanti in marcia". 
 
 

7° Diritti e doveri dei pastori della transumanza. 
Tra le funzioni della "Regia Dogana" c'era quello di convogliare gli armenti dagli Abruzzi nel Tavoliere e quella di tutelare i "locati" ossia coloro che avevano preso in affitto i pascoli nella regione pugliese. E affinché i pastori abruzzessi affluissero in Puglia, la transumanza fu resa obbligatoria per gli armenti superiori a 20 capi. "I proprietari delle greggi, i quali concedevano o mandavano a svernare i propri animali nelle terre della Dogana una volta diventati "locati", venivano iscritti nei registri della Dogana ed erano obbligati a ricondurre gli animali nei pascoli, sotto pena di pagare la "fida" ossia il canone annuo per l'uso dei pascoli, anche senza aver beneficiato dei pascoli. 
Erano inoltre tenuti a vendere a Foggia, sede della Dogana, i prodotti della pastorizia (lana, formaggio, agnelli, capri, giovenchi ecc.) per pagare con il ricavato la "fida". 
 
La vendita veniva effettuata nella grande Fiera di Foggia, la quale iniziava l'8 maggio e poteva durare sino al mese di agosto. Vi convenivano commercianti da ogni parte del Regno ed anche da alcuni paesi europei come l'Inghilterra e la Francia. I "locati" non potevano tornare ai loro paesi senza esibire il Nulla Osta della I3ogana e per impedire abusi a guardie dei passi della Dogana erano preposti dei "cavallari" fronte di questi obblighi i "locati" godevano di numerosi vantaggi e privilegi. Nell'attraversare con le greggi le terre soggette a feudatari, erano esenti dal pagamento di qualsiasi tassa di passaggio; avevano dal fisco il sale a prezzi inferiori rispetto a quelli che si chiedevano ad altri cittadini. 
 
Venivano esentati dal pagamento del dazio per i viveri che recavano con sé per il proprio sostentamento; era loro consentito eleggere i propri rappresentanti che difendevano i loro interessi presso i magistrati e presso il Sovrano. Con gli editti del 1470 Alfonso I concesse anche il privilegio del Foro, grazie al quale i "locati" potevano essere giudicati soltanto da magistrati della Dogana di Foggia, dovunque si fosse verificato il reato penale o civile. 
Tutta la politica regia era interessata a privilegiare la pastorizia, anche perché la Corte era interessata a incrementare al massimo le entrate fiscali. 
C'è chi afferma che intorno ai pascoli del Tavoliere si svolgeva un giro d'affari di gran lunga superiore all'ammontare complessivo delle entrate del Vicereame di Napoli. Alcuni studiosi, per esempio Scipione Staffa, si spinsero ad affermare che nella storia del Tavoliere, la discesa degli Abruzzi in questa parte fu l'effetto della forza, non della spontaneità. La campagna romana offriva agli Abruzzesi più comodi pascoli...". (da "Le lunghe vie erbose", pag. 25 - 28). 

     

  

Note
1) Il Saccione é il piccolo fiume del Molise che scorre tra il Fortore ed il Biferno.
 
2) "Nel 494, un anno dopo la consacrazione della sacra spelonga, papa Gelasio I con lungo seguito di cardinali e di prelati erano venuti nel cuore dell'inverno, in fehhraio, nel Gargano, per visitare i nuovi santuari e fu lui che fissà addi 8 maggio e 29 settembre le due festività di San Michele" (Da "La Daunia", di Michele Vocino, pag. 73. F.ditori Fratelli Palomhi, Roma 1959).  
 
3) Peppino Papa, figlio di un pastore massaro, divenuto poi sindaco di Lucera. Si veda per tale testimonianza il libro già citato "Le lunghe vie erbose", di Italo Palasciano, pagg. 39 - 43.
 
 

Testi tratti dal libro "Collarmele (ieri...e...oggi)"
 
  
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