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Santa Felicita e i suoi 7 figli martiri
Testi a cura di Emilio Martorelli  maggiori info autore
 popoli, di ogni epoca hanno sempre fatto della religione un affare di Stato; gli Ebrei, gli Egiziani, i Greci ed i Romani decidevano le maggiori questioni con il responso degli dei. Di tale fenomeno, sempre ricorrente nella storia, il moderno materialista si scandalizza e non si accorge che cozza contro le indistruttibili leggi di natura quando, contraddicendo a se stesso, fa dell'ateismo la base della sua politica. Lo Stato di Roma nei primi secoli del Cristianesimo difende i suoi falsi dei, resistendo alla verità della religione rivelata da Cristo; combatte il Cristianesimo perché è considerato superstizione esterna, cioè religione non riconosciuta dallo Stato e quindi proibita; manda a morte i Cristiani, perché non sacrificano agli dei dell'Impero e non danno l'incenso agli Imperatori, fino ad arrivare attraverso la lex Iulia maiestatis et sacrilegii alla formula "Non licet esse Christianos". 
 
Era questa la formula con la quale venivano condannati a morte i Cristiani all'epoca della quarta persecuzione romana, sotto l'Imperatore Marco Aurelio Antonino; sotto di lui i giudici per costringere i Cristiani all'apostasia potevano adoperare anche la tortura Marco Aurelio Antonino, nato a Roma, aveva nelle vene sangue spagnolo; adottato da Antonino aveva cambiato il primitivo nome Marco Annio Catilio Severo ed aveva avuto dall'Imperatore Antonino il titolo di Caesare la figlia Faustina in moglie. Marco Aurelio non era un vero e proprio provinciale, né un conquistatore energico, né un avventuriero del potere, tuttavia aveva il sangue dei provinciali; filosofo eclettico e scettico, conciliatore al massimo di tutto ciò che può giovare al suo prestigio imperiale, era di animo naturalmente buono, ma tanto debole e superstizioso da arrivare ai più grandi misfatti. 
 
Le inondazioni, i terremoti, è le guerriglie, che funestarono gli inizi del suo Impero, eccitano talmente la sua superstizione da fargli cercare vittime espiatorie tra i Cristiani. A ciò si aggiunge l'odio intellettuale e la gelosia filosofica che gli fa vedere nei Cristiani i competitori più sani nella direzione delle coscienze e dei costumi dei popoli. E' facile perciò comprendere come le calunnie popolari, che accusavano i Cristiani di essere la causa di tutti i mali e di rinnovare il festino di Tieste e l'incesto di Edipo, trovassero terreno adatto in un uomo cosi predisposto e spingessero la sua debole bontà a dichiarare illecito il Cristianesimo qualunque fosse l'innocenza dei cristiani. 
 
Nella persecuzione di Marco Aurelio Antonino dell'anno 162 poniamo l'episodio del martirio di Santa Felicita e dei suoi sette Figli martiri, difatti negli Atti si parla a volte di più imperatori a volte di un solo Imperatore, il che possiamo spiegare solo se ricordiamo che in questo periodo per la prima volta sono associati al potere Marco Aurelio Antonino e Lucio Vero, il primo governava a Roma, il secondo in Oriente; inoltre si parla del Prefetto Publio Salvio Giuliano, che era succeduto negli ultimi anni dell'Impero di Antonino Pio al Prefetto Urbico; si aggiunga ancora che le pubbliche calamita, che furono il pretesto della persecuzione, vi furono proprio nell'anno 162. 
 
A favore della nostra tesi milita il Breviario Romano che cosi si esprime:
"I Sette Fratelli figli di Santa Felicita, a Boma, nella persecuzione di Marco Aurelio Antonino, tentati dal Prefetto Publio, da prima con carezze, poi con minacce, affinché, rinunziando a Cristo, sacrificassero agli dei, perseveranti nella confessione della Fede per virtù propria e per esortazione della madre, subirono diverso martirio". 
 

Testi tratti dal libro "Santa Felicita e sette figli M. M. Protettori di Collarmele"
 
 
 
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