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I due monasteri San Rufino e San Nicola
Testi a cura di Don Francesco Prosia  maggiori info autore

Le tre istituzioni religiose, secondo documenti scritti, confermati da una lunga e costante tradizione, risultavano ubicati lungo la consolare Via Valeria, nell'area del "regio tratturo aragonese" (1), nei pressi del valico odierno di Forca Caruso. Valico che nel Medioevo era detto (si ignora il perché di tale denominazione) "Furca Ferrati o Forca di Ferrati o semplicemente Forca Ferrato". Più esattamente il sito del monastero di San Nicola (se ne vedono ancora le tracce) corrispondeva a quello che ora viene chiamato "Piano di San Nicola",e contiguo a tale piano, in una piccola graziosa valle, più vicino al valico di Forca Caruso, sorgeva il monastero di San Rufino: ne restano dei ruderi nei dintorni dell'attuale Casale Masciola, di proprietà pescinese.   

l° Le fonti principali su cui si fondano le notizie. 
Sono documenti scritti dei più noti autori: Antonio Corsignani, la cui opera più importante é la "Reggia Marsicana", edita in Napoli nel 1738; Luigi Colantoni, autore di "Pescina nella storia e nella leggenda"; Antonio Di Pietro, autore di "Storia dei paesi della Marsica".   

2° La denominazione esatta dei due monasteri e quella dell'Ospizio.
In merito al monastero di San Nicola, il Corsignani nell'opera citata (parte prima, pag. 653) dice testualmente: "in un marmo, già esistente nelle rovine del Monastero di San Niccolò (2) leggevansi queste parole, ma fratte (spezzate) :

   VETUS MONASTER. MONACH.
S. NICOL...  COLLIS ARMENI- (3)... STRICTE DEO DICAT...". 

"Vecchio Monastero dei monaci di San Nicola, del Colle Armeno e strettamente dedicato a Dio  (vi si venera San Nicola, ma il  culto vero é quello di  adorazione di Dio)".    

Quanto alla denominazione del monastero di San Rufino, ecco la precisazione che trovasi nel dattiloscritto "Scheda storica sul paese di Collarmele" del 9/5/'87, autori i proff. Giuseppe Grossi e Gianluca Tarquinio: "Questo monastero già ricordato in documenti del sec. VIII d.C. era edificato nel sito, dove oggi si vedono i ruderi del Casale Masciola, a poca distanza dal luogo ove sorgeva quello di San Nicola di Ferrato" (Ibidem pag. 6, nota 4). Quanto alla terza istituzione, dipendente e gestita dai due monasteri, risulta che fosse una sorta di casa di accoglienza, con una chiesa ed un ricovero ospedaliero. Ed ecco la spiegazione chiara e criticamente attendibile che ne danno i detti professori nel citato loro dattiloscritto: "... poco prima di piegare nel Piano di San Nicola, all'altezza del Chilometro 140,400 della Tiburtina Valeria, sulla collina a sinistra, detta " Giardini " sono i resti della chiesa ed ospedale di Santo Nicola in Ferratico...".   

3° La Congregazione religiosa a cui appartenevano. 

Erano monaci benedettini della Congregazione "cassinese". Attualmente i monasteri benedettini sparsi come sono in tutta l'Europa, risultano divisi e classificati in 15 Congregazioni diverse. La Congregazione "Cassinese" é la prima nell'elenco e la Congregazione a cui appartenevano i monasteri di San Nicola e di San Rufino era la XIV, cosi qualificata: "Congregazione Cassinese di Prima Osservanza", che poi di fatto era quella che aveva e ha tuttora la sua sede in Subiaco.   

4° Periodo nel quale si inquadra l'inizio e la fine dei due monasteri. 
San Benedetto nasce a Norcia nel 480 e sta di fatto che alla fine del sec. IX i suoi religiosi avevano eretto monasteri in tutta Europa. Ora, data la stretta vicinanza della regione Abruzzo con quella del Lazio, ove sono Subiaco e Montecassino, le culle dell'Ordine benedettino, é lecito presumere che già nel sec. VI esistessero monasteri benedettini nella nostra Marsica. Una conferma di questo ci viene data da Francesco De Santis, cittadino di Luco dei Marsi, il quale nel suo libro "Luco dei Marsi", edito in Roma nel 1976, afferma: "i Benedettini iniziarono nella regione marsa un'opera risanatrice, e nel 630 fondarono i monasteri presso Santa Maria in Luco, San Pietro in Albis, Santa Maria di Cese e Santa Maria in Porclaneta a Rosciolo". Il Corsignani nell'opera sua citata "Reggia Marsicana" (parte I, libro III, pag. 653) dà questa testimonianza sull'origine remota del monastero di San Nicola: "Congetturiamo che in lale solitudine abitassero anticamente i Religiosi di Prima Osservanza". E più innanzi nello stesso citato passo aggiunge: "Rintracciossi pure vicino allo stesso diroccato monastero un piccolo marmo con le lettere: " Hic transiens quievit D. Venantius M (Dominus Venantius martir) ", a cui altro senso dare non possiamo, sennonché quivi si riposasse il detto martire Venanzio, quando si portò per la Via dei Marsi da Camerino ai monti di Raiano".      Ed i proff. Grossi e Tarquinio sono più esatti nel precisare in "Scheda storica..." le date sull'origine e sulla fine delle tre istituzioni. Cosi essi affermano: "Il monastero di San Nicola, situato lungo la Via Valeria, vicino all'odierno paese di Collarmele, fu edificato intorno all'VIII - IX secolo d.C. dai monaci benedettini". Contemporanea appare anche l'origine, non solo dell'Ospizio ospedaliero, ma anche quella del monastero di San Rufino, in quanto di essi parlano le Bolle dei Papi Pasquale II (1115) e Clemente III (1118). Il periodo della fine di dette istituzioni si fa risalire ai secoli IX e X, al tempo delle invasioni dei Saraceni e degli Ungari, che non risparmiarono neppure la Marsica. Della fine del monastero di San Nicola i proff. Grossi e Tarquinio segnalano una data più precisa: "Il 20 settemhre 1663, quando un'orda di ladri incendià il monastero ed uccise due frati" (Ibidem).   

5° Scopo socio-apostolico perseguito dalle tre istituzioni.  
Scopo ascetico, anzitutto: quello della santificazione dei monaci, attraverso l'assidua preghiera, il lavoro ed il silenzio, all'insegna della Regola benedettina del "SINE MORA ORA ET LABORA" (senza sosta prega e lavora). Scopo sociale perseguito con spirito apostolico ossia evangelico, fatto consistere concretamente, nell'ovviare ai bisogni locali e del momento, quali erano quelli che venivano soddisfatti nella casa di accoglienza, ove era la chiesa ed il ricovero ospedaliero: "chiesa ed ospedale, ricordano i professori Grossi e Tarquinio, che erano al servizio dei pellegrini che percorrevano la Via Valeria e poi il tratturo nel Medioevo". "Esso ospizio funzionava anche come ricovero per i viandanti e, nel caso del monastero di San Nicola, in Ferrate, una tale funzione non poteva essere più che benemerita, pensando alle difficoltà (anche attuali) del transito della Forca Caruso ed ai fortissimi venti che spiravano anche in estate". (Ibidem).    

6° Qualche testimonianza sul tempo immediato dopo la distruzione di detti monasteri.  
Testimonianze basate su sole ipotesi espresse da parte di storici-indagatori, primo tra i quali il pescinese Luigi Colantoni:
a) I monaci benedettini dei monasteri di San Nicola e di San Rufino, eccetto qualcuno di loro che rimase sui monti a fare l'eremita, gli altri come collettività monasteriale, trovarono accoglienza e protezione in un nuovo ospizio o convento nella baronia della vicina città di Pescina; 
b) Anche i monaci del monastero di San Rufino si appellavano "monaci di Ferrato"; 
c) Tra i ruderi rimasti, oltre a quelli di San Rufino, abbastanza palesi, sino al secolo XVIII erano ancora visibili gran parte dei muri e la porta principale con la riferita iscrizione, segnalata dal Corsignani.  Nel 1860 del monastero di San Nicola non rimaneva che una piccola porzione delle mura della cucina; 
d) A proposito della porta del convento di San Nicola, si presume che fosse stata eretta ed abbellita con il materiale rimasto dell'arco a tutto sesto di Livia: arco che si ipotizza eretto o nel valico di Forca Caruso o nelle immediate vicinanze del monastero di San Nicola. Livia fu una delle mogli di Augusto, sulla cui prole l'imperatore contava per la successione al trono. Due le motivazioni che avrebbero occasionato l'erezione del grande arco: o il transito nel valico, lungo la Via Valeria, da parte della imperatrice, oppure un motivo di ossequio che la popolazione del Sannio, di cui allora faceva parte anche l'odierno Abruzzo, intendeva esternare non solo per l'imperatrice, ma anche per il suo grande consorte, l'imperatore Augusto.           

Note
1) I tratturi erano detti "regi aragonesi", perché furono istituiti dal re spagnolo Alfonso I d'Aragona, durante la dominazione nel Regno di Napoli nel sec. XV. Vedere appendice IV di questo notiziario per notizie particolari sui tratturi.   
2) Dal contesto si deduce chiaramente che il nome di San Niccolò, usato dal Corsignani é identico ai nome più ricorrente di San Nicola.    
3) F. lo stesso Corsignani che nell'opera citata (pag. 652) a proposito della duplice denominazione ARMENO e ARMF.LE., cosi egli stesso rettifica: "Cerfennia cra situata nel luogo dell'odierno Colle ARMENO, correttamente (falsa alterazione) di ARMF.I.E".
    

Testi tratti dal libro "Collarmele (ieri...e...oggi)"
 

 
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