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Il paese ricostruito dopo il terremoto del '15
Testi a cura di Don Francesco Prosia  maggiori info autore
L'opera di ricostruzione nei paesi distrutti dal terremoto ebbe subito inizio da parte delle autorità governative. Ma ciò che in diversi centri disastrati, come a Collarmele, lasciò a desiderare fu un doppio ritardo da parte dello stesso Governo: il ritardo a rimuovere le macerie, le quali, a somiglianza di gravi ferite che stentavano a rimarginare, offrivano a tutti uno spettacolo triste ed il ritardo, anch'esso non giustificato, a concedere ai sopravvissuti terremotati il cosiddetto "mutuo", ossia lo speciale diritto, previsto dalla legge, ad un risarcimento da parte dello Stato dei danni subiti o sotto forma di indennizzo o con la concessione gratuita di un nuovo sito, ove poter ricostruire un nuovo fabbricato. Il Piano Edilizio, approvato per la ricostruzione di Collarmele, scorto nell'insieme, é apparso ai bravi intenditori di edilizia abitativa, relativa a piccoli centri rurali, come é Collarmele, concepito e realizzato con il sostanziale rispetto di quelle che sono le fondamentali esigenze dell'edilizia moderna. 
    
  

l° Scelta del nuovo sito
È quello ampio e pianeggiante dell'altopiano Morenico, dove, come si é visto, sorgeva pure, come stazione della Via Valeria, l'antica Cerfennia e dove nel secolo XV vi si poté tracciare anche il tratturo, lo "erbale fiume silente" di dannunziana memoria (1).  Nell'immediato dopo - terremoto, compreso tra il 1915 ed il 1925, le abitazioni nuove erano costituite, quasi esclusivamente di baracche. Solo dopo il 1930 iniziano le costruzioni di case vere e proprie, tramite Ditte appaltatrici. Nel 1940 fu inaugurata la nuova chiesa parrocchiale; nel 1921/22 lungo Via Nazionale fu eretto l'edificio nuovo scolastico per le classi elementari; nel 1921 il Monumento ai Caduti; negli anni '30 l'attuale edificio Comunale; nel 1956 ai margini del tratturo l'Asilo Infantile, nella località, detta "Campo Cerfennia". 
 
  

2° Adozione del sistema antisismico. Viene adottato tale sistema per prevenire gli effetti distruttivi del bradisismo. Bastarono 5 - 6 secondi per causare, durante il terremoto del '15, un'immane disastro. E se le abitazioni del vecchio Collarmele, che nell'elenco dei paesi della Marsica maggiormente colpiti figura al secondo posto tra i primi tre (Avezzano, Collarmele, Paterno), lo si deve, come assicurano gli esperti in materia, oltre che alla tipica instabilità del suolo, di natura morenica, anche e soprattutto al fatto che le dette abitazioni, costruite con il vecchio sistema, non poterono resistere all'urto violento delle onde sussultorie ed ondulatorie. 
 
Ciò che nel vecchio paese terremotato creava notevole disagio agli alitanti era dovuto anzitutto allo spazio troppo angusto su cui sorgeva il paese. Ed altro speciale motivo di detto disagio (addebitabile anch'esso non tanto all'incuria delle persone preposte alla gestione, quanto alla involuzione dei tempi, ancora immaturi per una moderna edilizia) era la mancanza dell'igiene: un vero impianto fognario non c'era e nello stesso locale o perlomeno nelle immediate vicinanze conviveva non incompatibilmente elementi troppo eterogenei tra di loro. 
 
  

3° Il tracciato delle piazze delle nuove strade. 
Sono tutte spaziose e rettilinee le strade del nuovo Collarmele, e nel tracciato esse rispondono ai due principali criteri dell'urbanistica tradizionale: la configurazione a scacchiera e quella a raggiera. Disposte a scacchiera sono le strade parallele e trasversali che si dipartono dagli assi principali, che sono Via Nazionale e Via Valeria. Oltremodo bello ed attraente era lo spettacolo che nelle principali feste di Santa Felicita e della Madonna della Mercede si poteva godere, nella piazzetta dinanzi al monumento ai Caduti. 
 
Era li che veniva eretto il palco, dove la banda musicale si esibiva con pezzi di opere liriche particolarmente significative. Altra piazza che conferisce decoro agli edifici nuovi del Comune e della chiesa parrocchiale, dinanzi ai quali si distende larga e nitida con comodi sedili ai margini, é quella costruita negli anni '50. È il ritrovo preferito della gente del posto per un piacevole breve rilasso, per lo scambio ozioso dei meno giovani sui problemi del giorno ed anche per i semplici trastulli dei più piccini. 
 
  

4° Nuovi moderni impianti.
Tali impianti, approntati con i ritrovati della tecnica moderna, sono un segno chiaro e concreto che il paese nuovo, risorto a novella vita dopo il disastro del terremoto, pur rimanendo, nelle condizioni generali, un centro prevalentemente agricolo e con risorse per la pastorizia, mostra già tuttavia, di essersi avviato a divenire anche un centro, benché piccolo, sia industriale che turistico. 
a) Impianto idrico. E' l'impianto predisposto per l'approvvigionamento dell'acqua potabile, con serbatoio e rete idrica per l'utilizzo di essa da parte delle singole famiglie e per l'alimento di alcune fontane e fontanelle artificiali, erette nel centro e nei pressi del paese. A Collarmele di fontane alimentate da sorgenti naturali ve ne sono molte ed esistenti da tempo immemorabile. Le principali sono: fonte del Colle, fonte Armele, fonte Pantano, fonte Nuova. Altre fontane più note sono quelle che trovansi tra i monti: fonte del Vallone, il cui getto d'acqua potabile non é abbondante, ma continuo ed alimenta due ampi abbeveratoi, destinati soprattutto alle greggi di pecore e, fonte Cituro, ristrutturata recentemente con l'erezione nei pressi del bel tempietto con la statua della Madonna di "Ceturo". L'acqua di questa fontana é nota per la sua particolare freschezza e la gente non solo locale, ma anche di paesi vicini crede alle sue speciali virtù aromatiche e medicamentose e vi si reca assai spesso e volentieri, per farne, come dicono loro "una buona bevuta", ma anche provvista con grossi recipienti. 
  
b) Impianto elettrico. Ovunque in Italia, prima degli anni '30, centrali elettriche con i relativi impianti non esistevano ancora e a Collarmele l'illuminazione pubblica estesa a tutto il paese é assai recente e si fa risalire al Natale del 1971. Lo stesso treno che vi transitava era la vaporiera, con la motrice a stantuffo ed il treno - merce, attivato con la sola energia termica, spesso nella salita verso il casello 128, lo si sentiva sbuffare, lasciandosi dietro il lungo pennacchio di fumo.  È anche bello ripensare alla scartocciatura delle "mazzocche" (le dialettali pannocchie), fatta a sera sino a tarda notte da una comitiva spassosa di uomini e donne (2). Parimenti è bello e suggestivo rivivere con la fantasia i tempi, quando i mietitori, convenuti sui campi, per formare covoni e bighe c.li grano, cantavano giulivi, accompagnandolo con la fisarmonica:"Quel mazzolin di fiori che vien dalla montagna...". Come é vero che per ingaggiarli, era necessario trattarli molto bene: con il prezzo alto, con vari pasti, con il vino migliore e con tanto prosciutto per il companatico. 
 
Però! Quanta fatica da parte loro: costretti a trascorrere lunghe ore, sotto il sole cocente e curvi sul suolo con la "sarrecchia" (il falcetto) in mano e con tanti rischi da parte dei molti, che partiti, anche da Collarmele, per recarsi a mietere nelle paludi dell'agro pontino, o vi restavano morti o tornavano a casa affetti gravemente dalla malaria. E sino agli anni '30, circa, i contadini di Collarmele, per macinare il grano, erano costretti ad andare a Pescina, al molino locale, posto sulle rive del fiume Giovenco ed azionato da semplici dispositivi idraulici. 
  
c) L'impianto di riscaldamento. 
Dopo la scoperta sensazionale dell'elettrotecnica e dell'elettronica, nei tempi recenti, le applicazioni pratiche di grande portata si sono avute anche nel campo della termodinamica, con la creazione di sistemi nuovi di riscaldamento. E' stato possibile allestire impianti grandiosi, come, ad esempio, i metanodotti e mettere in atto apparecchiature che vanno da quelle di dimensione ed efficienza maggiore, quali i vari tipi di termosifoni, di forni, di stufe sino a ritrovati più piccoli, come i thermos ed altri elettrodomestici assai comodi per la cottura ed il riscaldamento dei cibi e delle bevande. 
 
Materiale di cui non furono in condizione di usufruire i Collarmelesi del vecchio borgo e sino agli anni '30, circa, neppure quelli del paese rifatto nuovo. 
Per loro e le loro famiglie l'unico combustibile per cuocere i pane nei forni locali e per riscaldarsi durante il rigido inverno, era solo la legna (le ceppe), di cui si adopravano di farne provvista per tempo, con la potatura delle piante, con il taglio di alberi secchi o comprandola da venditori che di solito venivano da Lecce, il paese della Marsica attorniato da boschi. Altra possibilità che si offriva loro per l'approvvigionamento del necessario combustibile, cosi scarso in quella zona di montagne del tutto brulle, era quello di rischiare il taglio abusivo nei boschi di Gagliano, sulle falde del Sirente, recandovisi di notte, e portandosi dietro il somaro o il mulo o il cavallo, sul cui dorso avrebbero disposto la poca legna, e dopo avere buscato, talvolta, una multa salata dal severo guardabosco, che li aveva sorpresi in flagrante. 
   
d) L'impianto per la produzione del cemento. 
L'Appennino, specie quello centro meridionale, è costituito (lo sanno tutti, anche gli alunni delle prime classi elementari) di materiale calcareo. E tra le rocce calcaree, ce n'è una, detta "marna", da cui é possibile ricavare, oltre la calce idraulica, anche il cemento. Risulta ai geologi indagatori, che il suolo ed il sottosuolo della zona pedimontana di pertinenza, in parte di Collarmele ed in parte del Comune di Cerchio, é ricco di materiale "marnoso". Ed ecco perché negli anni '40 circa, appena cessata la guerra, dai responsabili di allora dell'uno e l'altro Comune fu presa la decisione di sfruttare la detta zona con la creazione di uno specifico impianto per il ricavo di materiale cementizio. 
Si ignorano i veri motivi per cui poi i lavori intrapresi furono sospesi. A chi scrive sovvengono ancora alla mente diverse cose di quella importante iniziativa fallita: la fabbrica di cui restano vistose tracce, mentre era in fase di costruzione, lo speciale binario costruito appena in parte, tramite il quale su appositi carrelli doveva essere trasportato il materiale cementizio dalla fabbrica alla vicina stazione. 
 
E con il rammarico della impresa fallita, lo scrivente ricorda, con stima ed ammirazione il Sig. Anselmo del Fiacco, Collarmelese, il quale della Ditta costruttrice figurava come il rappresentante principale. È certo che se la grande iniziativa fosse stata portata a termine, con i vantaggi economici a favore dell'azienda si avrebbero avuto posti di lavoro per la gioventù locale e Collarmele nella Marsica, come piccolo centro industriale, ne avrebbe ricavato un maggiore prestigio. 
   
e) L'impianto della centrale Eolica. 
Collarmele gode fama di essere il paese della tramontana per la veemenza con cui il vento vi soffia: specie nella stagione rigida invernale. Veemenza dovuta alla particolare posizione geografica del paese, che sorge sulle falde di una lunga catena montuosa, con cime elevate e con stretti valichi, come quello di Forca Caruso, dove il vento vi si addensa ed incanala impetuosamente. 
I lavori per la messa in opera della Centrale hanno avuto inizio nei primi anni del '90. Nel 1994 essa é già entrata in funzione ed in un futuro che si spera non lontano é prevista la posa su altre cime ventose di altri ponti con la relativa pala e con anemometri che segnalano la direzione e la velocità del vento. 
  
f) Gli impianti sportivo ricreativi. 
Delle attività sportive, che impegnano soprattutto sotto l'aspetto agonistico e di quelle propriamente "ricreative", destinate a procurare principalmente svago e divertimento, a Collarmele, attualmente (siamo negli anni'90) vi risultano: il gioco del Calcio, detto anche comunemente "foothall", per essere inglese l'origine, l'attività della "palestra", eretta attigua alla scuola Media ed il "pattinaggio" assieme al campo da tennis ed il calcetto, i quali tre impianti sono in fase di allestimento. Le aree, dove dette attività si svolgono sono assai propizie, in quanto sono favorite dall'ampio spazio pianeggiante del vecchio tratturo. 
 
Attività e luoghi, a cui non fa difetto né una moderna attrezzatura, né l'aria pura, né il verde di un parco - giardino, che vi sorge dappresso. Tra i giuochi praticati dai giovani e dagli adulti del paese vecchio e dagli stessi del nuovo paese sino ai primi decenni del secolo in corso (giochi ovviamente più poveri di mezzi, però sempre sani nella forma e nella conduzione) uno ve n'era che richiamava maggiormente l'attenzione e la partecipazione della gente paesana. Era il gioco della "ruzzola", che si svolgeva lungo il tratturo, il quale in quei tempi conservava ancora l'aspetto di prato verde. 
 
La "ruzzola" altro non era che un pezzo di formaggio, foggiato a disco, cosi come lo producono ancora i pastori d'Abruzzo. Prima che la gara cominciasse tra due contendenti, la cordicella che avvolgeva la ruzzola veniva legata al polso destro dei contendenti, i quali poi a turno, dopo avere preso la rincorsa, la lanciavano lungo la pista del tratturo con tre o più riprese. I lati erano gremiti di folla e ciò che costituiva motivo di tanto spasso, era, da parte degli adulti il pronostico e la scommessa su chi dei contendenti avrebbe vinto, e da parte dei ragazzi la gara o meglio la lotta che facevano per raccogliere i pezzi di formaggio che si sprigionavano dalla ruzzola, quando questa spesso si rompeva, per avere cozzato con qualche sasso dell'impervio tracciato (3). 


  
  

Note
1) Per più dettagliate notizie sui tratturi e sui fenomeni della transumanza si veda appendice IV di questo notiziario.  
 
2) Che cantavano la "munachella". 
 
3) Per questo tipo di gara, il lancia - ruzzola il più abile, che nei diversi concorsi accumulo più successi, meritevoli tutti di medaglia d'oro, fu "Marcuccio", il cui nome correva sulla bocca di tutti 
 
 
 
Testi tratti dal libro "Collarmele (ieri...e...oggi)"
 
 
 
 
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