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Ipotesi sull'origine di "Collis Armelis"
Testi a cura di Don Francesco Prosia  maggiori info autore
L'indagine sull'uno e l'altro centro, in ultima analisi, si concentra sui seguenti interrogativo: quando ebbe inizio il primo loro nucleo abitativo; su quale precisa località trovò l'ubicazione e quali furono le speciali circostanze che originarono il sorgere dei detti nuclei. Sono interrogativi, ai quali non si può dare, allo stato attuale delle ricerche, una risposta precisa ed esauriente, salvo pochi dati certi, per la mancanza di fonti sicure, quale, ad esempio, sarebbe stata la "Storia dei Marsi" di Muzio Febonio, la quale, purtroppo, sembra andata irrimediabilmente perduta.   
 
Una cosa, comunque, é certa: che Collarmele, nella lunga storia della sua esistenza, dal punto di vista topografico, come sito e come agglomerato di abitazioni, presenta quattro tipi diversi di configurazione: il tipo relativo all'antica Cerfennia, quello del successivo Collis Armelis, quello di Collarmele, prima del terremoto del 1915 e quello di Collarmele attuale, ricostruito. 

  Testi tratti dal libro "Collarmele (ieri...e...oggi)"
 
 

I° Ipotesi sull'origine, sul sito e sulla fine di Cerfennia. 
È certo che Cerfennia esisteva prima del secolo I d.C. Risulta infatti, come abbiamo visto, che l'imperatore Claudio della famiglia Giulio Claudia della prima metà del sec. I d.C. fece prolungare il percorso di Via Valeria da Cerfennia a Chieti. Ci si domanda:e da quando tempo prima del secolo I ? È assai probabile che esistesse già sin dal sec. IV a.C., quando i Romani, nel loro tentativo di sottomettere l'intera penisola italica, dopo avere vinto i popoli del Lazio, riuscirono a sottomettere anche quelli dell'Abruzzo, compresi i Marsi (1). 
Quanto al sito ove era ubicata Cerfennia, nell'Enc. Treccani si legge: "Cerfennia, antica città, sorgeva nel luogo, ove ora trovasi l'odierna Collarmele, quale stazione della Via Valeria" (2). 
 
E nell'area pianeggiante dell'odierna Collarmele, ove sorgeva Cerfennia, oltre alla Via Valeria che vi transitava, nel Medioevo verrà tracciato il percorso armentizio del Tratturo Celano - Foggia. Si veda in Appendice IV di questo notiziario le notizie interessanti concernenti il fenomeno della transumanza e dei vari tratturi. Altra domanda che sorge spontanea: Cerfennia, come centro ahitato, si formà per una scelta libera dei primi abitanti, come avviene per tanti paesi, oppure per speciali iniziative di terzi? Si ignora esattamente. È certo che i Romani fondarono come loro colonie Alba Fucense, Carsoli e Sora, ma é anche certo che, come abbiamo ricordato, Lucus Ancitiae (Luco dei Marsi), Antinum (Antino), Marruvium (San Benedetto dei Marsi), Cerfennia erano centri fortificati della Marsica. 
Quanto alla fine di Cerfennia tre sono le ipotesi che si possono fare: 
a) Una estinzione naturale (ciò che avviene con tanti paesi), a motivo del venir meno del "minimum" di abitabilità dovuto a cause diverse, quali, ad esempio,l'eccessiva inclemenza del clima, per cui gli abitanti abbandonarono il primo centro, per sceglierne un altro, ove la convivenza fosse meglio consentita; 
b) La distruzione voluta da parte di invasori, come forse da parte dello stesso Annlibale, che ebbe modo di transitare per la Marsica, quando, durante la seconda guerra punica, prima di prendere Roma, si propose come piano strategico di rendere innocui i popoli del Centro - sud d'Italia, i quali dopo essersi sottomessi o arresi ai Romani, si allearono e confederarono con questi; c) La distruzione (e questa appare l'ipotesi più attendibile) causata da un terremoto, fenomeno che da sempre nella zona altamente sismica della Marsica ogni tanto si ripete. 
E l'assenza pressochè totale di reperti archeologici di Cerfennia scomparsa si puà spiegare, oltre che con il lungo lasso di tempo della cittadina scomparsa, anche per il sovrapporsi nella collina morenica di strati alluvionali sullo stazzo sodo delle rovine sepolte (3). 
   


II° Congetture sull'origine di Collis Armelis. 
E' presumibile che il primo nucleo del nuovo centro abitato, detto Collis Armelis, si sia formato con i superstiti dell'antica Cerfennia. Esistono nella zona viciniore al Collis Armelis (il vecchio colle), altre località, indicate con paronimi, aventi la stessa radice "armel": vi é la fonte Armele e la località "Armele". Quest'ultima non é un colle, ma una fertile solatia convalle, riparata dal terribile vento di tramontana, che a Collarmele quando soffia infierisce come la bora di Trieste. Il che permette di formulare un'ipotesi, certo molto labile e che a taluni potrebbe sembrare persino ridicola, ma non si può neppure escludere che abbia un fondo di verità. Quale ipotesi? Che i nostri antenati, Cerfennini o Cerfennesi in cerca di un luogo più accogliente, almeno come clima, dopo la scomparsa del loro primo centro abitato, abbiano scelto, se non tutti, una parte più o meno notevole di essi, altre località, compresa la valle di "Armele".
   
Ed in seguito, sin dall'alto Medioevo, quando la convivenza nei centri abitati era assai compromessa, non solo per le invasioni dei Barbari, specie soprattutto per i ferocissimi Longobardi, i quali soggiornarono per lunghi anni anche nella Marsica, ma anche per le numerose fazioni, in continue lotte tribali tra di loro, si rese necessario raccogliersi in luoghi che offrivano maggiore possihilità di difesa, come colli forificati da mura, da castelli, da rocche o da torri. Ed ecco il perché dell'origine e del significato stesso etimologico del nome di tanti paesi nello stesso nostro Abruzzo: Castelvecchio, Casteldieri, Roccaraso, Roccapia, Torre dei Passeri. Secondo un'altra ipotesi che per tanti aspetti conferma quella che é stata or ora riferita, Collis Armelis avrebbe tratto origine dalla riunione di 10 frazioni diverse, che si erano costituite in località diverse del territorio collarmelese. Il sostenitore più convinto di una tale ipotesi é lo storico Antonio Di Pietro nell'opera sua "Storia dei paesi della Marsica" (parag. - III', riservato a Colle-Armele).
I principali interrogativi che sorgono riguardano: il numero ed il nome delle 10 frazioni; le circostanze di tempo e di modo, secondo cui si sarebbe verificata l'origine, prima, e la riunione, dopo, delle stesse frazioni. 
   

I diversi nomi delle frazioni
Essi sono: Villa "Colle", Villa "Armele", Villaggio "Canzano", Villaggio "Loreto", Villaggio "Malliano", Villaggio "Prata", Casale "Luna", Castello "Ceturo", Castello "Marso", Castello "Baulle". Cinque frazioni con il nome di Villaggio, tre con il nome di Castello, due con il nome di Villa ed una con il nome di Casale. Sono 10 denominazioni, le quali, secondo gli etimologisti, tra i diversi significati di fondo, che possono avere in comune, c'é anche questo: "gruppo di caseggiati rustici", con varianti specifiche dei singoli nomi. 
 

Nel Castello il gruppo dei caseggiati rustici ha una difesa che di solito era una torre. E se la difesa, oltre che da una torre era costituita da una guarnigione armata, ossia da un presidio militare, allora tale gruppo di caseggiati veniva più propriamente chiamato Rocca. Ad esempio, il paese di Roccacasale nella valle dei Peligni porta questo nome, perché durante la guerra sociale contro i Romani, in detto paese a presidiare la torre c'era un gruppo di soldati. 
   
Con il nome Villa si indicava di solito un gruppo di caseggiati che sorgevano su di un terreno, il cui proprietario era un cittadino privato. È presumibile che cosi sara stato per le due Ville del Colle e di quella di Armele. 
  
Con il nome di Villaggio si designava un gruppo di caseggiati rustici, che sorgevano su un terreno, che era gestito da una pubblica amministrazione. Praticamente, mentre nel villaggio superstite di Cerfennia, riconosciuto dagli antichi Romani, oltre che come "oppidum", molto probabilmente anche come "municipium", ci sarà stato una fattispecie di sindaco; nelle singole frazioni, ove i contadini vivevano a stretta dipendenza del signore feudatario, l'amministrazione del feudo si poteva considerare pubblica, nel senso che seguiva le norme del sistema feudale. 

Col nome di Casale si indicavano gli stessi gruppi dei caseggiati rustici, sottolineando, però, con tale termine l'edificio rustico, come tale, in opposizione ad esempio alla villa signorile del padrone. 
    
Sito delle diverse frazioni. Sono località tutte note ai Collarmelesi, anche se nella segneletica locale qualche termine ha subito una parziale mutazione, come, ad esempio "Ceturo" invece di Cituro, "Loreto o Oloreto" per il locale Lurito. 
 

   

Periodo di tempo storico, in cui tali frazioni ebbero origine
L'età più remota a cui si fa risalire con notevole probabilità una tale origine é quella che gli storici qualificano "l'età feudale" (secoli IX e X). E a farlo presumere é proprio l'assetto economico - politico del sistema feudale, la cui immagine - simbolo é quella della piramide con il Sovrano (Imperatore o Papa, al vertice) e alla sua dipendenza tutta la scala gerarchica dei ricchi feudatari con i titoli di vassalli, valvassori, valvassini e alla base, pressoché senza alcun diritto, la vasta schiera dei contadini e dei servi della gleba. Sistema rigido del Sacro Romano Impero, la cui applicazione era tassativa ed inevitabile, ovunque nelle nazioni soggette al suddetto Impero. Per la nostra Marsica, tra le pratiche supposizioni che si possono fare c'é questa: nei vari centri abitati il latifondista feudale avrà avuto un rango più o meno elevato, a seconda della maggiore o minore importanza che aveva il centro stesso. Ragione per cui la contea di Celano poteva considerarsi come sede di un vero vassallo, alle dipendenze dirette del Sovrano regnante, come di fatto veri vassalli furono i Conti Piccolomini, resi tali dal loro zio papa Pio II; mentre la baronia di Pescina poteva considerarsi sede di un valvassore, alle dipendenze del vassallo di Celano. E nei piccoli centri, come Collarmele, è presumibile che vi fosse uno o più di uno di feudatari di rango inferiore sul tipo di quello dei valvassini. 
   

   

Periodo in cui avvenne la riunificazione del villaggio surerstite di Cerfennia e delle 10 frazioni isolate nell'unico centro abitato Collis Armelis
Esattamente finora non é dato saperlo. E due sono le ipotesi che vengono fatte dagli studiosi interessati all'indagine. 

a) Prima ipotesi la più probabile. 
Tale riunione viene fatta risalire al secolo XV e la vicenda storica che l'avrebbe occasionata sarebbe stato il terremoto del 1450. Di tale avviso é il defunto parroco di Collarmele Don Emilio Martorelli, il quale nel suo opuscolo "Santa Felicita ed i sette figli martiri" dice testualmente: "A Collarmele il culto di questi martiri già esisteva nel secolo XV, epoca in cui si riunirono i vari villaggi: Canzano, San Simone, Valle, Santa Cecilia, Loreto, Armele e Colle, distrutti dal terremoto del 1450, sotto il vescovo dei Marsi Colli". 
Che il terremoto sia stata un'occasione attendibile, perché le 10 frazioni distrutte si riunissero nell'unico centro di Collis Armelis, é facile ammetterlo, ma che il terremoto sia avvenuto sotto il vescovo Mons. Colli, non risponde a verità, in quanto nell'Enc. Cattolica (alla voce: la diocesi dei Marsi), é detto al riguardo: "... Mons. Colli fu il vescovo che trasferì la diocesi da Marruvio a Pescina nel 1596". 

b) Seconda ipotesi meno probabile. 
Tale riunione si sarebbe verificata durante "l'Età dei Comuni Italiani", nei secoli XI e XII. Questo é il motivo di fondo che viene addotto dai sostenitori: é proprio dopo il Mille che in Italia maturano i tempi per la formazione di quelle istituzioni pubblico -amministrative, che sono appunto i Comuni. Difatti, se nel periodo feudale, durante il quale, come si é visto, le dette frazioni si sarebbero formate, tutto appariva frazionato e diviso, per colpa del sistema in vigore, subito dopo il Mille la situazione socio - politica si capovolge: la Lega Lombarda sarà vittoriosa contro l'Imperatore Federico Barbarossa, ed in tutta la penisola, assieme ai grandi Comuni cittadini del Nord e del Centro, sorgeranno anche nel Meridione una miriade di piccoli Comuni rustici. Ed é bello immaginare che il nostro Collis Armelis fu uno dei tanti. 
E sarà stata proprio quella l'occasione propizia, in cui il caro borgo si fregià di un proprio stemma e di un proprio gonfalone. Ed ecco ora a proposito della origine del Collis Armelis la testimonianza significativa che ne dà in "Storia dei paesi della Marsica" Antonio Di Pietro: "... gli abitanti dei diversi Castelli Marsi e delle svariate Ville costruite in quei dintorni e degli altri Casali, dove erano stanziati i coltivatori di quei fertili campi, si riunirono nei tempi posteriori per la propria difesa, ed edificarono il paese in quel sito, dove quasi a contatto esistevano le Ville di Colle e di Armele, lo cinsero di mura e lo munirono anche della torre. 

   

I nomi delle diverse chiese che,oltre la chiesa parrocchiale di Santa Felicita, esistevano, sotto forma di oratori Pubblici nel territorio collarmelese. 
A segnalare le Bolle pontificie di Clemente III (1080 - 1100) e di Pasquale Il (1099 - 1118), dove tali nomi si trovano ufficialmente dichiarati é sempre Antonio Di Pietro (Ibidem). 

La chiesa di Santa Felicita
"Nella Bolla di Pasquale II', asserîsce Di Pietro, si nomina la chiesa che era edificata in Cerfennia con queste parole: "SANCTAE FELICITATIS IN CERFINIO", e nella Bolla di Clemente III' si indica la medesima chiesa con simili parole: "SANCTAE FELICITATIS IN CERFENNIA". 
Il Corsignani in "Reggia Marsicana" (Libro III, pag. 655), attesta: " Alle radici del Monte Meo si vide qualche avanzo del disfatto templo di Santa Felicita, il di cui titolo fu trasferito alla medesima chiesa parrocchiale della medesima Santa dentro il detto Colle Armele, che ha una mediocre fabhrica e vi sono gli altari della Santa, del SS. Rosario, di Santa Caterina, della Madonna del pianto4, del Purgatorio e di Sant'Andrea ". 

"Ecclesia Sancti Caniti (di San Canizio) de Armele", esistente nella rispettiva Villa-Armele. 

"Ecclesia Sanctae Mariae de Colle", esistente nella frazione detta appunto Villa - Colle. Quando a Villa - Colle si riunirono le altre frazioni per formare con la superstite Cerfennia il Collis Armelis, allora, come attesta il Corsignani, il titolo di Santa Maria del Colle prese quello di Santa Felicita. 

"Chiesa di San Silvestro". Chiesa situata in montagna, nel gruppo di case, precisa Antonio Di Pietro, che "sorgevano intorno al Castello Marso, denominato Sambuco. Chiesa non riportata nelle Bolle e nell'elenco, perché apparteneva al monastero di Montecassino". 

"Ecclesia Sanctae Mariae in Ceturo". Chiesa situata anch'essa in montagna, esattamente ove sorgeva un gruppo di caseggiati rustici (perlopiù abituri di pastori), intorno al Castello di Cituro, come é indicato nella bolla di Clemente III'. 

Oltremodo indovinata ed apprezzata é stata l'iniziativa di erigere su tale sito il bel tempietto alpestre, dedicato alla SS. Vergine col rinnovato titolo di "Madonna in Ceturo". Iniziativa prese dall'intero popolo Collarmelese, condivisa con pieno consenso e gradimento dall'attuale parroco di Collarmele Don Francesco Tudini. L'occasione propizia per l'erezione é stato l'anno mariano 1988. 

"Ecclesia Sanctae Mariae et Sanctae Giustae". "Chiesa di Santa Maria e di Santa Giusta", che, come ricorda il Di Pietro, sorgeva nella valle che giace tra i monti Moro ed Imeo, presso il Castello di Baulle". 
"Chiesa di San Simone", nel Villaggio di Canzano. 
"Chiesa di Sant'Anatolia", nel Casale di Luna. 
"Chiesa di San Gregorio", nel Villaggio di Malliano.
"Chiesa di San Sebastiano e di San Rocco"
.I Collarmelesi ultraottantenni ricordano che la chiesa di San Rocco sorgeva nei pressi delle scale che portano alla stazione ferroviaria e quella di San Sebastiano agli inizi dell'attuale "Viale della Madonna delle Grazie". 

  

Note
1) Lo storico Procopio, quando disse che "I Romani non vinsero mai i Marsi e mai senza i Marsi" fa supporre che ai Romani i Marsi si arresero spontaneamente, senza opporre resistenza. E se erano particolarmente forti lo si deve anche al fatto che disponevano di cittadine fortificate, come Marruvio, Lucus Ancitae e Cerfennia.
 
2) Secondo un'antica e costante tradizione l'ubicazione precisa nell'odierna Collarmele, ove si presume sorgesse il centro ahitato di Cerfennia si fa coincidere con la località che i collarmelesi tuttora chiamano "Campo Cerfennia" e lo si ravvisa nel locale basso tratturo; tra l'asilo e le attuali case costruite dalle famiglie in cooperativa.   
 
3) E'. assai recente il rinvenimento presso l'asilo di alcuni reperti archeologici, dovuto agli scavi per la fondazione di nuovi edifici. Materiale che fa supporre la presenza sul posto di un'antica necropoli.  
 
4) Altare della Madonna del pianto: molto probabilmente sarà stato l'altare della Madonna Addolorata. 
   
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